Il Castagno Dei Cento CavalliIl Castagno Dei Cento Cavalli

Castagno dei cento cavalliL’ALBERO PIU’ GRANDE E VECCHIO D’EUROPA

Autorevoli studi botanici lo descrivono come l’albero più grande (per la sua circonferenza di circa 52 metri) e più vecchio d’Europa (la sua età è stimata tra i 2000 e i 4000 anni).
Testimonianza della sua vetustà sono le innumerevoli stampe e dipinti di artisti stranieri dei secoli scorsi, che trovatesi a passare innanzi all’albero più grande che avessero mai visto si fermavano ad immortalarne le forme.
Il tempo, le intemperie e la cattiveria dell’uomo, hanno in qualche modo cambiato il suo aspetto esteriore, che si presenta diviso in tre tronconi originati da un unico ceppo.
Vero e proprio “monumento vegetale” costituisce sicuramente uno dei motivi per andare a visitare Sant’Alfio.

In questo modo Jean Houl dopo una sua visita al castagno dei cento cavalli ne rese la storia. Oggi non c’è più la casa al suo interno ma tuttavia conserva un fascino ed una floridezza inalterati, a testimonianza che spesso , le meraviglie della natura sono superiori a quella dell’arte.

“la sua mole è tanto superiore a quella degli altri alberi, che mai si può esprimere la sensazione provata nel descriverlo.
Mi feci inoltre, dai dotti del villaggio raccontare la storia di questo albero si chiama dei cento cavalli in causa della vasta estensione della sua ombra. Mi dissero come la regina Giovanna d’Aragona recandosi dalla Spagna a Napoli, si fermasse in Sicilia e andasse a visitare l’Etna, accompagnata da tutta la nobiltà di Catania stando a cavallo con essa, come tutto il suo seguito. Essendo sopravvenuto un temporale, essa si rifugiò sotto quest’albero, il cui vasto fogliame basto per riparare dalla pioggia questa reggina e tutti i suoi cavalieri. Questo albero sì decantato e diametro così considerevole è interamente cavo, cioè sussiste per la sua scorza, perdendo con l’invecchiare, le parti interne e non cessando perciò di incoronarsi di verdura. L a sua cavità essendo immensa, alcune persone del paese costruirono una casa nella quale vi è un forno per seccarvi castagne e mandorle”

Castagno dei cento cavalli

IL CASTAGNO DEI CENTO CAVALLI UNA STORIA

CHE HA IL SAPORE DELLA LEGGENDA

A cura di Angelo Cavallaro

Al di là della retorica, il Castagno dei Cento Cavalli, rappresenta una delle più belle realtà paesaggistiche e naturalistiche esistenti nel territorio del Comune di Sant’Alfio, ed in genere dell’intera isola.
Quello che, particolarmente, colpisce l’occhio dell’osservatore sono le eccezionali caratteristiche di maestosità e longevità che il Castagno superbamente offre.
Per ricostruire la sua origine e la sua storia, bisogna fare un tuffo nel passato, a ritroso nel tempo, attraverso i secoli, e tuttavia il computo esatto della sua età resta nel vago, nel misterioso, nell’imprecisato.
Millenario, senza dubbio. Ma di quale millennio, di quale tempo? Forse di un’età senza tempo.

Castagno dei cento cavalliLa prima esplorazione scientifica del gigantesco castagno viene effettuata dal botanico palermitano Filippo Parlatore (1816-1877). Questi assegnò all’albero etneo “presuntivamente” l’età di quattromila anni.
Più di recente Bruno Peyronal, docente di botanica, all’università di Torino, dopo accurati studi compiuti nel 1982, ha calcolato l’età del famoso castagno “in oltre duemila anni2.
E quel termine “oltre” ci dà,appunto,il senso di una dimensione forse fuori del tempo, fuori della memoria storica.Lo sì può ammirare ad appena due chilometri da Sant’Alfio.
La strada provinciale Fossopoliti-Taverna, infatti, appena dopo il suo inizio, lambisce un ampio piazzale ed alle spalle di questo, guardando verso ovest scorgiamo il magnifico albero.
Lo spettacolo è ancora più suggestivo se siamo in primavera. Le chiome verdi dei quattro polloni, che costituiscono il suo tronco originario, si uniscono verso l’alto e formano una visione d’insieme che non ha riscontro nel mondo vegetale.Lo scenario è anch’esso stupendo l’Etna verso ovest con Pizzo De Neri ed il costone della valle del Bove, e giù, a precipizio verso il Castagno, una serie ininterrotta di varietà naturali, dalle colate laviche, fortemente marcata nel terreno, con coloriture diverse asseconda della loro età.
Nere, le più recenti, più chiare le altre. E poi ancora: i castagneti e le vigne.
Lo stesso scenario dovete apparire a Patrike Brydone, lo scrittore scozzese autore della prima descrizione del gigantesco albero compiuta, da un viaggiatore straniero.
Infatti, il Brydone, nel Maggio del 1770, durante un giro turistico della Sicilia, visitò il Castagno dei Cento Cavalli, castagno che aveva “trovato segnato addirittura su una carta antica della Sicilia”.
Lo scrittore, invece in un primo momento, rimase alquanto diffidente su l’unicità del tronco. Infatti, nelle sue annotazioni leggiamo: “Confermo che non sono stato colpito dal suo aspetto, perché non sembra un albero solo ma una macchia di cinque grandi alberi cresciuti assieme”.
Protestammo con le guide, ma ci assicurarono che per universale tradizione e per testimonianza unanime della gente del luogo tutti quegli alberi erano volta uniti in un sol tronco.
E più avanti nel testo: “ se questo era una volta un unico tronco, è giusto che lo abbiamo considerato un fenomeno straordinario nel mondo vegetale e il suo titolo di gloria della foresta gli va a pennello”.
Questo scetticismo veniva, però fugato dalle assicurazioni del naturalista Giuseppe Recupero, che gli scriveva affermando di aver trovato i tronchi “uniti sottoterra inj una sola radice”.
La sua denominazione “dei Cento Cavalli” ha le sfumature della leggenda.
Si tramanda, infatti, che sotto le sue fronde, trovò riapro, durante un furioso temporale, la Regina Giovanna con il suo seguito di cento cavalieri.
E qui, vi trascorse una indimenticabile notte d’amore.
Castagno dei cento cavalliControversa pare la figura della protagonista.Secondo, alcuni scrittori, la Giovanna della leggenda sarebbe Giovanna D’Aragona, regina di Castiglia, soprannominata la “pazza”.
Ma questa versione pare infondata, in quanto è storicamente accertato che Giovanna D’Aragona, non venne mai in Sicilia.
Altre fonti parlano di Giovanna I° D’Angiò, regina di Napoli. Tuttavia Giovanna I° non scese mai in Sicilia.
Se alcune fonti identificano in lei la regina della leggenda, queto è da attribuire al fatto che Giovanna I°, era molto nota presso il popolo siciliano, perché fu lei a stipulare, attraverso i suoi ambasciatori, la pace di Catania nel 1347, che chiuse la 2° fase della guerra dei novantenni.
Più attendibile la versione, che parla di Giovanna II° D’Angiò, regina di Napoli , figlia di Carlo III° di Durazzo.
Questa regina infatti, che portò il regno all’estremo declino, era nota per i costumi dissoluti, la mutevolezza del carattere ed i facili amori.
Della leggenda del Castagno, se n’è anche impadronita la poesia.
Diversi scrittori e poeti siciliani, infatti hanno immortalato il Castagno nelle loro opere.
Ci piace ricordare il Filateo, il Carrera il poeta dialettale catanese Giuseppe Borrello, che parla di “Un pedi di castagna tantu grossu”, ed ancora il Dannunziano Carlo Parisi, ed il poeta catanese Giuseppe Villaroel che in tal modo inizia un suggestivo sonetto: “Dal tronco, enorme torre millenaria……”.
Ma al di là della storia e della leggenda, al di là della poesia il Castagno dei Cento Cavalli, rimane una fantastica realtà , che chiunque può ammirare se appena vuole uscire dal consueto, dal normale, dallo scontato e tuffarsi, invece, in una natura ancora incontaminata, fiorente e senz’altro, più che mai, vicina al cuore dell’ uomo.

Le poesie e le storie sul castagno

“un pedi di castagnatantu grossu
ca ccu li rami so forma un paracqua
sutta di cui si riparo di l’acqua,
di fùrmini, e saitti
a riggina Giuvanna
ccu centu cavaleri,
quanno ppi visitari mungibeddu
vinni surprisa di lu timpurali.
D’allura si chiamò
st’àrvulu situatu ‘tra ‘na valli
lu gran castagnu d’i centu cavalli.”

Giuseppe Borrello

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